Nelle
“Querce di Greccio” la strada gialla prepara i lunghi viaggi in cui
ci si perde, quelli che, attraversando il bosco, penetrano nella
geografia del mistero.
L’infanzia
è rappresentata tutta intera, capovolta nel ricordo dell’adulto.
L’elemento dell’inquietudine è qui, come spesso nei bambini,
assente, ed è il gioco dei colori a renderci avvertiti ; in ogni
punto possiamo aprire gli occhi senza temere ; la natura
rappresentata non ci è estranea.
In
una fioritura piena e già tarda essa si mostra invece come divinità
ricca e benefica. Della strada che percorriamo, inizio e fine ci sono
sottratti. La pena di guardare troppo indietro e troppo avanti subisce,
come in una passeggiata in cui di colpo scorgiamo un angolo dove
riposare, un salutare arresto.
All’ombra
della quercia di destra possiamo così immaginare il culmine del
meriggio e quel momento prima del sonno in cui, per un attimo, le
immagini si offrono in tutta
la loro nitidezza.
Alla
sensazione di un riposo concesso nel mezzo di una passeggiata nel
mistero se ne sovrappone presto un’altra.
Se
l’elemento naturale predomina ogni tentazione naturalistica si
dissolve proprio grazie alla surreale nitidezza del colore.
Il
viaggiatore che si riposa nella natura è in realtà
qui il viaggiatore che si riposa dalla natura. Egli la traspone
tutta intera, come immagine fotografica, nella soffice atmosfera del
sogno.
Federico
Bonriposi